Io (astronomia)

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Io
( Giove I)
Io highest resolution true color.jpg
Satellite di Giove
Scoperta 7 gennaio 1610
Scopritore Galileo Galilei
Parametri orbitali
(all' epoca J2000)
Semiasse maggiore 421 700  k m
Perigiovio 420 000  k m
Apogiovio 423 400  k m
Circonf. orbitale 2 649 620  k m
Periodo orbitale 1,769137786 giorni
(1g 18h 27' 33,5")
Velocità orbitale
17 263  m/s (min)

17 334  m/s (media)

17 406  m/s (max)
Inclinazione orbitale 2,21°
Inclinazione rispetto
all'equat. di Giove
0,05°
Eccentricità 0,0041
Dati fisici
Dimensioni 3 660,0×3 637,4×
×3 630,6  k m
Diametro medio 3 642,6  k m
Superficie 4,191 × 1013 
Volume 2,53 × 1019 
Massa
8,9319 × 1022  k g
Densità media 3,528 × 103  k g/m³
Acceleraz. di gravità in superficie 1,79  m/s²
(0,183 g)
Velocità di fuga 2 600  m/s
Periodo di rotazione Rotazione sincrona
Velocità di rotazione
(all'equatore)
75,3  m/s
Inclinazione assiale nulla
Temperatura
superficiale
90  K (−183  °C) (min)
130  K (−143  °C) (media)
2 000  K (max)
Pressione atm. tracce
Albedo 0,63
Dati osservativi
Magnitudine app.
5,0 (media)

Io è un satellite naturale di Giove, il più interno dei quattro satelliti medicei, il quarto satellite del sistema solare per dimensione e quello più denso di tutti. Il suo nome deriva da quello di Io, una delle molte amanti di Zeus secondo la mitologia greca.

Con oltre 300 vulcani attivi, Io è l'oggetto geologicamente più attivo del sistema Solare [1] [2]. L'estrema attività geologica è il risultato del riscaldamento mareale dovuto all' attrito causato al suo interno da Giove e dagli altri satelliti galileani. Molti vulcani producono pennacchi di zolfo e biossido di zolfo che si elevano fino a 500 km sulla sua superficie. Questa è costellata di oltre 100 montagne che sono state sollevate dalla compressione della crosta di silicati, con alcuni di questi picchi che arrivano ad essere più alti dell' Everest [3]. A differenza di molti satelliti del sistema solare esterno, che sono per lo più composti di ghiaccio d'acqua, Io è composto principalmente da rocce di silicati che circondano un nucleo di ferro o di solfuro di ferro fusi. La maggior parte della superficie di Io è composta da ampie piane ricoperte di zolfo e anidride solforosa congelata.

Il vulcanismo su Io è responsabile di molte delle sue caratteristiche. Le colate laviche hanno prodotto grandi cambiamenti superficiali e dipinto la superficie in varie tonalità di colore giallo, rosso, bianco, nero, verde, in gran parte dovuti ai diversi allotropi e composti di zolfo. Numerose colate laviche di oltre 500 km di lunghezza, segnano la superficie di Io, e i materiali prodotti dal vulcanismo hanno costituito una sottile atmosfera a chiazze, ed hanno anche creato un toro di plasma attorno a Giove.

Io ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo dell'astronomia nel XVII e XVIII secolo: scoperto nel 1610 da Galileo Galilei, assieme agli altri satelliti galileiani, il suo studio favorì l'adozione del modello copernicano del sistema solare, allo sviluppo delle leggi di Keplero sul moto dei pianeti, e servì per una prima stima della velocità della luce. Dalla Terra, Io è rimasto solo un punto di luce fino alla fine del XIX secolo, quando divenne possibile risolvere le sue caratteristiche superficiali di dimensioni maggiori, come ad esempio le regioni polari rosso scure e le brillante zone equatoriali. Nel 1979, le due sonde Voyager rivelarono l'attività geologica di Io, dotato di numerose formazioni vulcaniche, grandi montagne, e una superficie giovane priva di crateri da impatto. La sonda Galileo effettuò diversi passaggi ravvicinati tra gli anni novanta e l'inizio del XXI secolo, ottenendo dati sulla struttura interna e sulla composizione di Io, rivelando il rapporto tra Io e la magnetosfera di Giove e l'esistenza di una cintura di radiazioni centrata sull'orbita della luna. Io riceve circa 3600 rem (36 Sv) di radiazione al giorno. [4]

Ulteriori osservazioni furono eseguite dalla sonda Cassini-Huygens nel 2000 e dalla New Horizons nel 2007, e man mano che la tecnologia per l'osservazione progrediva, da telescopi terrestri e dal telescopio spaziale Hubble.

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